domenica 13 agosto 2017

CASO SAGUTO E LA RETE DI MAGISTRATI

Dopo l'estate inizierà a Caltanissetta il processo per gli illeciti accaduti nella gestione della sezione misure di prevenzione di Palermo, sezione che si interessa di sequestri e confische (della mafia e non). Deciderà il GUP.
La sezione era al tempo dei fatti  (2015) presieduta da Silvana Saguto, magistrato ora imputato di corruzione. Assieme a lei, imputati anche il marito, il padre e un figlio del magistrato, l’ex prefetto di Palermo Francesca Cannizzo, amministratori giudiziari, un colonnello della Dia e i giudici Lorenzo Chiaramonte, Tommaso Virga e Fabio Licata.

Coinvolto nella vicenda, ma neppure indagato, anche Guglielmo Muntoni, il magistrato che ricopre dal 9 ottobre 2013 la carica di Presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma (Terza Sezione Penale, dove in pratica si gestiscono i beni sequestrati). In pratica lo stesso ruolo della Saguto ma a Roma. Di Muntoni si è già parlato per i fatti di Ostia (1) così come per l'inchiesta disciplinare del CSM nei suoi confronti (2) e per il non previsto dissequestro dei beni del clan  Pagnozzi in 'Camorra Capitale' (3).

In attesa degli sviluppi del processo penale contro la Saguto e del procedimento disciplinare contro Muntoni, vogliamo riportare un brano tratto dal decreto di sequestro dei beni della Saguto in cui viene fuori il nome di Claudio Castelli, noto alle cronache per essere stato un esponente di primo piano della corrente di Magistratura Democratica (il sindacato di sinistra dei magistrati), della quale è stato per alcuni anni anche segretario nazionale. Oggi Castelli è il presidente della Corte d'Appello di Brescia e da tutti viene definito "un grande organizzatore". In pratica, da questo brano, si percepisce una forte rete di conoscenze che dovrebbe esser chiarita: possibile che in ambienti così alti nessuno avesse conoscenza di cosa stesse accadendo a Palermo?
Gli inquirenti hanno ricostruito quello che definiscono come un gigantesco cerchio magico fatto di favori, regalie prebende nell’amministrazione delle ricchezze sottratte ai boss. "I magistrati antimafia che rubano i beni della mafia".

in data 14/09/2015, Saguto Silvana contatta Muntoni Guglielmo dicendo che il CSM ha aperto un procedimento e che ha bisogno di un “difensore”. Quindi, la Saguto chiede al suo interlocutore se voglia farlo lui ma Muntoni risponde negativamente e che si confronterà con Pignatone Giuseppe. Poi, Muntoni suggerisce il nome di “Claudio Castelli’, Saguto dice di non conoscerlo e Muntoni precisa “quello di Milano ex segretario di M.D., dirigente del ministero… un grande organizzatore e soprattutto è un difensore… ha vinto tutte le cause”. Nel corso della telefonata, Muntoni dice “ho fatto una telefonata a Fabio” (Licata, ndr) poiché lo aveva “sentito scosso”. Quindi, Muntoni continua dicendo che ha sentito anche “Giovanbattista” (Tona,ndr) e che anche lui era “avvilito” come anche “Giuliana” (Merola, ndr). […]

(1) http://schiavoneandrea.blogspot.it/2017/06/ostia-chi-e-il-giudice-guglielmo-muntoni.html?m=1
(2) http://schiavoneandrea.blogspot.it/2017/07/a-ostia-e-roma-rimane-solo-lantimafia.html?m=1
(3) https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=1081650375267997&substory_index=0&id=398246343608407

venerdì 4 agosto 2017

LA SENTENZA DI MAFIA CAPITALE E LE PENE ACCESSORIE PER TASSONE

Rosanna Ianniello, Giudice di Mafia Capitale
Ecco a voi la sentenza di Mafia Capitale (le motivazioni saranno disponibili il 20 ottobre).
Sono elencate all'interno anche le pene accessorie. Per esempio, ad Andrea Tassone (oltre ai 5 anni di reclusione), è stato inflitto anche il pagamento (tramite confisca) di 30 mila euro. In più dovrà risarcire per danni, con modalità da definirsi in altra sede, la gran parte delle parti civili costituitesi, tra cui: Regione Lazio, Comune di Roma, Partito Democratico e Associazioni: come Antonino Caponnetto, Libera,, SOS Impresa, Cittadinanza attiva, ma soprattutto il Consorzio Castel Porziano, quello a cui il magistrato Alfonso Sabella ha demolito i chioschi e che per lungo tempo (da parte del PD locale, tra cui il senatore Stefano Esposito e il presidente del PD, Matteo Orfini) è stato dato del 'mafioso'. Insomma, una bella rivincita.
Per correttezza di informazione, bisogna dire che a Tassone verranno restituiti anche i beni sequestrati: tre pen drive.

SENTENZA DI MAFIA CAPITALE (20 LUGLIO 2017)

giovedì 3 agosto 2017

OSTIA, SEQUESTRO LETTINI FABER BEACH TRA DUBBIA LEGALITA’ E PROPAGANDA ELETTORALE


Applaudiamo all’ennesima iniziativa antiabusivismo nel Municipio X, commissariato per Mafia, e speriamo che non sia un caso isolato. E’ del 29 luglio 2017 infatti il sequestro di lettini e ombrelloni sulla spiaggia del Faber Beach. Quello che non capiamo invece sono le modalità, che rimangono oscure, cosa contraria ai principi di legalità e trasparenza. Con funzione di polizia giudiziaria, il Vice Comandante del Corpo di Polizia Locale di Roma Capitale, Antonio Di Maggio, è intervenuto avvalendosi di personale delle unità operative di Pianificazione e Servizi Operativi (PSO) e Gruppo Pronto Intervento Traffico (GPIT), entrambe dirette da lui. Perché queste due unità sono state coinvolte in una simile operazione che avrebbe dovuto essere gestita dal X Gruppo Mare? La spiaggia dove è avvenuto l’intervento non è del Comune di Roma e dunque non è una spiaggia libera ma è stata affidata, per scopi istituzionali, al Ministero della Pubblica Istruzione, che poi ha selezionato per la sua gestione l'Istituto Tecnico Navale M.A. Colonna,(1), al quale non è stata contestata alcuna violazione. Perché si è operato un sequestro secondo l'art. 13 della legge 689/1981 che segue i limiti del c.p.p.? Il reato contestato è amministrativo (multa di 1.032 euro) ed è quello descritto nell'art.115 TULPS, cioè è stato riconosciuto al 'noleggiatore di lettini' lo status di Agenzia di Affari che "si offre come intermediaria nell'assunzione o trattazione di affari altrui, prestando la propria opera a chiunque ne faccia richiesta". Tradotto, avrebbe noleggiato i lettini di altri senza permesso comunale.
Peccato che l'attività contestata non rientri nella tipologia delle Agenzie di Affari in quanto si tratta di prestazione di servizi svolta direttamente in favore di soggetti determinati. Se ciò non fosse vero, si sarebbe dovuto identificare anche il proprietario dei lettini e dunque motivare l'accusa di intermediazione. Ricordiamo, infatti, che le Agenzie di Affari sono disciplinate dagli articoli da 115 a 120 del TULPS e sono tenute a presentare una Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) ex art. 19 della legge 241/1990 e s.m.i. A titolo esemplificativo, ma non esaustivo, le tipologie di Agenzie di Affari più ricorrenti sono: vendita di auto usate conto terzi; Pubblicità Spedizioni e trasporti; Pratiche inerenti il decesso di persone; Mostre, esposizioni e fiere campionarie; Collocamento di complessi artistici di musica leggera; Richiesta certificati conto terzi; Vendita biglietti di pubblici spettacoli; Intermediazione di rollini fotografici; Cambiavalute (D.Lgs. n. 169/2012, art. 5). La competenza in materia di Agenzie di Affari è stata trasferita con D.Lgs. n. 112/98 ai Comuni pur rimanendo alcune tipologie di competenza della Questura. Per stabilire l'importo della sanzione amministrativa il Vice Comandante Di Maggio è ricorso all'art.17bis sempre della legge 689/1981 (multa del valore di 1.032 euro). Dunque, Di Maggio ha contestato l’ipotesi di violazione del regolamento comunale (mancanza di SCIA) attribuendo all'attività di noleggio di lettini e ombrelloni, ad offerta libera, lo status di Agenzia di Affari. Secondo l'art.17 della 689/1981 i verbalizzanti dovranno ora presentare un rapporto per violazione del regolamento comunale al Sindaco Virginia Raggi e secondo l'art. 18 della stessa legge il noleggiatore potrà presentare opposizione entro 30 giorni. Invece, dalla data di presentazione dell'opposizione, scaduti 10 giorni, il Sindaco dovrà emettere ordinanza di ingiunzione pagamento o di archiviazione, in entrambi i casi restituendo le cose sequestrate (art.19 TULPS).

Insomma, Di Maggio ha forzato un po' la mano per operare questo sequestro. Per altro, le unità operative impiegate dal Vice Comandante si occupano di traffico stradale, mentre la competenza su operazioni di anti abusivismo è della Polizia Municipale X Gruppo Mare. A Di Maggio invece sono state affidate le "attività di coordinamento operativo su obiettivi multidisciplinari di particolare complessità indicati dall'amministrazione", un incarico molto importante e delicato in quanto è di fatto il ‘braccio armato’ del Sindaco Raggi. Mentre le spiagge libere versano in condizioni penose, la Pineta di CastelFusano continua ad andare a fuoco, il traffico impazzisce e il Corpo di Polizia Locale, soprattutto ad Ostia, è sotto organico, perché l’Amministrazione trova il tempo di impiegare unità operative dai compiti così delicati nei confronti di un solo abusivo e non su tutti gli abusivi che imperversano sul Litorale, oltretutto con una discutibile interpretazione della legge?
Non sarebbe infatti la prima volta che assistiamo nel nostro Municipio, in cui esiste una Commissione Straordinaria Prefettizia, a sequestri e dissequestri a causa delle modalità con le quali si è intervenuti. Non vorremmo che le ragioni siano da cercarsi in operazioni propagandistiche da parte di una politica senza scrupoli scesa in campagna elettorale.

Il dubbio trova conferma dalla notizia diffusa, ad esempio, dal quotidiano La Repubblica, che non solo ha spiattellato il nome del noleggiatore, in grave violazione, ma ha attribuito al noleggiatore un mai esistito ruolo di 'gestore del Faber Beach', oltre ad aver utilizzato le foto scattate sulla spiaggia dal Corpo di Polizia Locale. Ma, cosa ancora più grave, ha utilizzato un'operazione antiabusivismo (ancora ‘tecnicamente’ da definire) per sferrare un grottesco attacco al M5S, fino ad arrivare al libero insulto nei confronti del Sindaco Raggi e del capogruppo capitolino del M5S, Paolo Ferrara. Appare dunque grottesco che un'operazione di legalità, comandata proprio dal Comune di Roma amministrato dal M5S, venga presa dal PD per screditare che è al governo della Capitale, a meno che Di Maggio non sia intervenuto su sua iniziativa, cosa inverosimile, e con modalità  dubbie sotto il profilo giuridico.

(1) D.P.C.M. 21 dicembre 1995, nr.14 dell’elenco ex art.59 D.P.R 616/77, Capitaneria di Porto di Roma – Regione Lazio

giovedì 18 maggio 2017

LE BUGIE DI FEDERICA ANGELI: CONSUETUDO EST ALTERA NATURA



Protettrice di Tassone e frequentatrice dello stabilimento dei Fasciani, il 14 Maggio questa giornalista ha diffamato sulla sua pagina facebook Antonio Caliendo, ex assessore PD sotto Tassone riportando false notizie. Pronta la smentita di Caliendo. Una imbarazzante eroina ormai confusa dal suo narcisismo. Riportiamo solo l'intervento di Caliendo perchè il post della Angeli è troppo imbarazzante.

Il 12 Maggio invece aveva deliziato il suo pubblico adorante con un'altra bugia dal titolo "L'ENNESIMA ARCHIVIAZIONE NEI MIEI CONFRONTI. ACTA EST FABULA".Prego notare che la Angeli non scrive il nome della finta associazione antimafia, ne tanto meno risponde alla domanda di un lettore che glielo chiede esplicitamente. Sicuramente non si riferisce a Luna Nuova, che non è nemmeno un'associazione, ne ha personalità giuridica e dunque non l'ha mai querelata. Sappiamo però per certo che la querela non era di un'associazione bensì di una persona e che non è stata archiviata perché non c'era la diffamazione (anzi, il GUP non lo ha mai detto), come invece scrive, ma perché il soggetto a cui erano rivolta la diffamazione (che c'era secondo il GUP) non era individuabile in modo inequivocabile e univoco. Per altro la querela non riguardava azioni della Angeli compiute nell'esercizio della sua professione, ma i suoi commenti volgari (per usare un eufemismo) sulla sua pagina facebook. Dunque ennesima bugia della Angeli. Registriamo anche il gossip che è stato interessante ascoltare che l'avvocato abbia detto che è stata "ridimensionata", perché ormai è a tutti noto come lei sguazzi e viva di macchina del fango in preda al suo narcisismo. Non sa vivere senza un nemico, vero o virtuale o inesistente che sia. Continui a prendere lo xanax che abbiamo tutti apprezzato in primo piano nella sua cucina in una delle sue interviste. SCRIPTA MANENT

P.S. Siccome non conosce il latino, eviti di scrivere pizzini scopiazzando le citazioni altrui.



Non contenta, a distanza di quasi un mese, insiste a scrivere bugie. Siamo a livelli patologici.

domenica 5 marzo 2017

ANTIMAFIA - DONATO PEZZUTO E IL PORTO DELLE NEBBIE DELLA CAPITALE


Chi è Donato Pezzuto, amministratore e custode giudiziario del Porto di Roma. Il suo passato recente in una storia scandalosa fino ad arrivare alla “palestra della legalità” passando per l’asilo ‘Mariuccia’ dell’antimafia ad Ostia.


Mercoledì, 1° marzo 2017, è andata in onda un’importante puntata su RadioIdrosqalo, dal titolo “Mafia e Antimafia – Cotto e biscotto nel Porto delle nebbie. Tra sgarri e sgherri, tra Ariosto e arrosto, tra farine di tipo O e OO, tutto quello che dovete sapere e che non leggerete”. Ospite Paula de Jesus per LabUr – Laboratorio di Urbanistica.  A condurre la puntata Stefano Salvemme, nello spazio “In bocca allo Sqalo”, che ha aperto con una storia scandalosa raccontata da Report, condotto dalla Gabanelli, del 20/12/2015, dal titolo “Il biscotto perfetto”, cioè “quando lo Stato beffa se stesso. Confisca un forno ad un boss del contrabbando di sigarette, poi lo assume nel forno insieme a suo cognato, poi quando il boss se ne va non gli paga il TFR, allora il contrabbandiere chiede il sequestro dei macchinari che vanno all’asta e per due euro se li compra uno che li vende a suo cognato che apre un forno nuovo di fianco a quello vecchio su cui ci piazza anche il cartello "Il nuovo forno è a 200m" e allo Stato rimangono 4 mura vuote” (LINK). Chi era l’amministratore e custode giudiziario? Donato Pezzuto, che esattamente dopo 9 mesi viene di fatto premiato. Dalla gestione scandalosa di un forno del valore di 60mila euro a Fasano, in provincia di Brindisi, passa a gestire un bene pubblico per eccellenza del valore di milioni di euro, il Porto della Capitale. “Anomalo e inopportuno”, soprattutto alla luce delle dichiarazioni nel filmato da parte di Umberto Postiglione, Direttore dell’Agenzia dei beni sequestrati e confiscati (ANBSC), che tuona di andare in Procura a denunciare questi “fatti misteriosi” riguardanti l’operato di Pezzuto ai microfoni di Giulio Valesini.
A distanza di poco più di 3 mesi dal suo nuovo ‘mandato’, Pezzuto annuncia, il 23 Febbraio 2017, il progetto della “palestra della legalità” e riesce in un colpo solo a infilare ben 4 “sgarri” (più correttamente sgarbi) amministrativi:

1) sgarbo civico: nessuna attività di uso sociale è stata finora intrapresa dal Porto di Roma (per esempio non si sa nemmeno che fine farà il residence)
2) sgarbo istituzionale: in un Municipio, come il X di Roma Capitale, commissariato per mafia, non è stato coinvolto il Prefetto Domenico Vulpiani, sottolineando in modo netto il distacco tra il Ministero della Giustizia (Orlando infatti era tra i relatori) e quello degli Interni, al quale il Prefetto risponde, così come ANBSC, il primo in posizione defilata tra il pubblico, la seconda non presente, così come il Sindaco Virginia Raggi.
3) sgarbo amministrativo: il riutilizzo dei beni in gestione a Pezzuto doveva avere come obiettivo quello di servire l'area di Nuova Ostia e Idroscalo su indicazioni da parte del Comune/Municipio e non certo della Regione Lazio, che, guarda caso, si prepara a imminenti elezioni, visto che l’immobile coinvolto si trova su area per altro comunale e non demaniale. Per altro, non risulta, alla data della trasmissione di Radio Idrosqalo, nessuna autorizzazione da parte dell’Ufficio Tecnico competente necessaria per aprire la palestra.
4) sgarbo interno alle Istituzioni: 48 ore prima della presentazione della palestra della legalità, il Ministro Orlando, intervistato su La7, dichiara che non si può proseguire con il metodo finora utilizzato nell’assegnazione dei beni sequestrati e confiscati e che l’ANBSC (che non risponde a lui) deve essere riformata. Come se non bastasse, finita la presentazione del progetto “palestra della legalità”, Orlando si precipita alla sede del PD per dichiarare la sua candidatura alle primarie del Partito Democratico. A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca e soprattutto in politica le coincidenze non esistono.
Cominciamo a dire che lo Stato prevede che i beni tolti alla criminalità vengano destinati ad usi pubblici e sociali. Ma spesso questo non avviene, come nel caso di Fasano. La presentazione del progetto "Crescere nella legalità" presentato il 23 febbraio presso il Porto della Capitale, e che ha coinvolto un locale sequestrato a luglio 2016, è davvero incredibile.
L’aggressione al patrimonio illecito è il principale strumento di contrasto nei confronti della criminalità organizzata, soprattutto se di tipo mafioso. Quando il bene (immobile, azienda, etc) non viene riutilizzato dallo Stato o dal Comune, in cui il bene risiede, viene di solito destinato ad uso sociale. In ogni caso, strappato alla criminalità, il bene viene sempre destinato alla collettività e mai a vantaggio di un singolo privato. Mentre il sequestro è una misura cautelare e ha carattere provvisorio all'interno di un procedimento penale,  la confisca è una misura ablatoria e ha carattere definitivo solo dopo la sentenza passata per i tre gradi (primo grado, Appello e Cassazione). Tali strumenti giudiziari non hanno sempre a che fare con il reato di associazione mafiosa (416bis), come nel caso del Porto di Roma o del forno di Fasano. A Ostia, per esempio, il Faber Village è stato sequestrato per 416 bis (sebbene lo scorso giugno l'accusa di mafia è caduta per i Fasciani, ridotta in appello in associazione a delinquere semplice), mentre il Faber Beach e il Porto per bancarotta fraudolenta. Nessuno dei tre è ancora confiscato e, a parte la complessa vicenda del Faber Beach (un mix tra beni aziendali e concessione demaniale) restano in amministrazione controllata fino a sentenza definitiva. Per quanto riguarda i beni sequestrati e confiscati è stata istituita nel 2010 l'Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC). L'Agenzia è un ente con  personalità giuridica di diritto pubblico, dotata di autonomia organizzativa e contabile ed è posta sotto la vigilanza del Ministro dell'Interno. Scopo principale dell'Agenzia è quello di provvedere all'amministrazione e alla destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità, a seguito di confisca definitiva, nonché coadiuvare l'amministratore giudiziario sotto la direzione dell'Autorità Giudiziaria in fase di sequestro fino alla confisca di primo grado, dopo la quale assume la gestione diretta degli stessi beni. L'Agenzia deve collaborare con i Tribunali (penali e fallimentari) che nominano gli amministratori e i custodi giudiziari. Dovrebbe dunque esserci una sinergia tra il Ministero degli Interni (al quale risponde l'ANBSC) e il Ministero di Giustizia (al quale rispondono i Tribunali) e come principale interlocutore dovrebbe essere il Comune dove risiede il bene. Per tali motivi l'ANBSC ha siglato diversi protocolli d'intesa con le maggiori categorie imprenditoriali affinché i beni (prima della confisca di primo grado) possano essere dati in affidamento ad imprese serie e certificate che non solo possono garantire che il bene non venga deprezzato per inutilizzo o male impiegato, ma che soprattutto ne assicurino un uso sociale rivolto alla collettività.
Ma ad Ostia negli ultimi 2 anni e mezzo si è assistito a “fatti misteriosi”, “anomali e inopportuni”, dove si sono testati modelli giuridici anche inesistenti:
- Faber Beach, sequestrato per bancarotta fraudolenta, gestito dal PD, durante l’era di Andrea Tassone (arrestato poi nell’inchiesta “Mondo di mezzo” di Mafia Capitale , da StandUp/Libera (senza evidenza pubblica) e il Tribunale di Roma. E’ stato poi messo all'asta, comprato dal Consorzio Nausicaa e infine ripreso dal Municipio X e versa ora in stato di abbandono. Però Davide Pati, Responsabile dei beni confiscati per Libera, dichiarerà pubblicamente che il bene è confiscato. (Tutto sulla gestione del Faber Beach al seguente LINK)
- Faber Village, imposto dalla Procura di Roma, su parere contrario del Municipio X, e gestito da un'impresa, Unindustria, che non ne ha mai fatto un uso sociale, bensì un ristorante a prezzi alti. (si vedano LINK 1 LINK 2 e LINK 3)  
- Porto di Roma: il Tribunale fallimentare si è messo d'accordo con il custode giudiziario, sotto la garanzia politica del Ministro di Giustizia e la copertura economica della Regione Lazio, dunque fondi pubblici, per destinare un immobile sequestrato su area comunale (fuori dunque dall'area demaniale di competenza regionale) e senza l’accordo con il Prefetto Vulpiani, ad una Onlus, senza alcuna evidenza pubblica e senza concordare con l'ente locale la destinazione d'uso del bene. Un bene che tra le altre cose è finito nel calderone di Mafia Capitale in quanto doveva diventare la nuova sede della Polizia di Roma Capitale – Gruppo Mare, pur non avendone le caratteristiche necessarie, tant’è che ci fu una forte protesta del Sindacato di Polizia. Ricordiamo che Mauro Balini, patron del Porto di Roma, è imputato per associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, riciclaggio, impiego di proventi illeciti ed intestazione fittizia dei beni. Dunque, non per mafia. Nonostante ciò, il FAI (Fondo Antiusura di Ostia, Volare Onlus), presente alla conferenza stampa della “palestra della legalità” dichiara, come Pati di Libera per il Faber, che si tratta di “un passo ulteriore con l’assegnazione dei locali confiscati alla mafia”, cioè afferma anche lui un falso e addirittura si arriva a dire che si tratta di una “confisca preventiva”, un soggetto giuridico inesistente quanto delirante. Sia il Porto di Roma sia il Faber Village sono in amministrazione controllata fino a sentenza definitiva. Il Porto è stato sequestrato due volte in due operazioni differenti e ha avuto due amministratori giudiziari: Massimo Iannuzzi da luglio 2015 ad ottobre 2016, in cui si è avvicendato con Donato Pezzuto. Una delle prime attività che Pezzuto mette in piedi, a parte l’annuncio della “palestra della legalità”, che bisognerà vedere se mai aprirà, è stata quella di sottoscrivere con la FIV (Federazione Italiana Vela (LINK) un protocollo d'intesa per rendere agibile il Porto per un anno di attività sportive che dovrebbero coinvolgere l'Idroscalo di Ostia, cosa che finora non è avvenuta e per altro, a parte le anomalie relative al ‘reclutamento’ delle associazioni per la c.d. “Piccola Olimpiade” della vela italiana che si terrà fra pochi giorni, non se ne comprende quale sia il “fine sociale” (*). La notizia è stata data il 22 febbraio 2017, cioè il giorno prima della conferenza stampa con il Ministro Orlando della “palestra della legalità”. I cittadini definiti ‘mafiosi’ a piè sospinto e “commissariati”, non solo apprendono le notizie dai giornali, ma le vengono a sapere all’ultimo minuto, senza essere minimamente coinvolti (così come il Prefetto Vulpiani), un comportamento “anomalo e inopportuno”.  

La ciliegina sulla torta, o sul biscotto come dir si voglia, della ‘gestione Pezzuto’, ce la regala la Onlus che dovrebbe gestire la “palestra della legalità”, scelta senza alcuna evidenza pubblica, senza passare per l’ANBSC, senza concordare con l’ente locale la destinazione d’uso del bene e finanziata con soldi pubblici, quelli della Regione Lazio. Ebbene, si tratta dell’IPAB Asilo Savoia. Scorrendo il loro sito si scopre che:
1) E’ amministrata da un Consiglio nominato dal Governatore della Regione Lazio, che designa il Presidente e due componenti. Il Sindaco dell’Area Metropolitana (ex Provincia di Roma) e del Comune di Roma nomina gli altri due componenti. Dunque non si comprende perché non fosse presente il Sindaco Raggi o suo delegato.  
2) Nel suo c.v. compaiono le seguenti nobili gesta: sostiene il funzionamento di un appartamento per 8 minori nel XIV Municipio. Svolge trasporto sociale gratuito per anziani in difficoltà nei Municipi I e XII. Ha attivato la residenza Regina Margherita per 12 anziani. Sostiene 2 sportelli (generico) per donne con bambini vittime di violenza ed infine sostiene l’Emporio Savoia, boutique solidale in collaborazione con la Caritas di Roma. Non si capisce dunque quale esperienza abbia nell’ambito delle palestre sportive. Forse Pezzuto pensa di reclutare qualche ‘trafficante’ di palestre popolari, chissà …
3) Il Presidente della Onlus IPAB Asilo Savoia è un certo Massimiliano Monnanni, balzato alle cronache nel 2012 per aver pianto davanti alla Fornero (reduce delle sue lacrime alla presentazione della Spending Review) mentre in qualità di Presidente dell’UNAR snocciolava il rapporto annuale, evidenziando che il suo contratto era scaduto e che dunque sarebbe divenuto un disoccupato. La Fornero, commossa, prese le sue difese e magicamente Monnanni trovò una nuova collocazione presso una Onlus delle Poste. L’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni razziali) di cui stiamo parlando è quella balzata alle cronache negli scorsi giorni per un servizio delle Iene che mostrava come Palazzo Chigi, dunque lo Stato, finanziasse un locale che dietro al paravento dell’associazionismo, organizzava incontri piccanti con annesso mercato della prostituzione. Ma non fu l’unico episodio. L’8 settembre 2015 dovette intervenire Renzi a difesa di Giorgia Meloni per dichiarazioni imbarazzanti di Monnanni alla fondatrice di Fratelli d’Italia.

Insomma, l’Antimafia del Porto delle nebbie.



(*) Il colpaccio è di aver portato a Ostia (il prossimo 16-19 marzo 2017) il Campionato Italiano delle Classi Olimpiche (CICO), la regata più importante dell’anno per la FIV e per il movimento delle derive italiano oltre che da sempre definita come “manifestazione-vetrina” della vela nazionale (la 'piccola olimpiade' della vela italiana). Il porto sarebbe la base logistica. Le regate si svolgeranno nel tratto di mare antistante il Porto Turistico di Roma e l'Idroscalo di Ostia. Per la premiazione si userà l'anfiteatro. Tutto tenuto in gran segreto almeno in ambito locale. Anche i circoli del comitato organizzatore, scelti all'ultimo minuto: Vela LNI Civitavecchia Asd, Gruppo Vela LNI Ostia Lido Asd, Nauticlub Castelfusano Asd (Lungo Mare Vespucci 50, ex CRAL Montedison), Tibi Sail Asd (Lungomare Duilio 20), Tognazzi Marine Village Asd.
Infine, le forze dell'ordine (GdF, Carabinieri, Polizia) confluirebbero nell'edificio centrale davanti allo Yachting Club. Nel frattempo sono aumentati gli affitti ed iniziato il recupero crediti verso gli utenti del Porto. Insomma di attività 'sociali' non se vede traccia.


mercoledì 15 febbraio 2017

PER LA POLIZIA DI STATO A ROMA IL PROBLEMA NON È OSTIA

Lo dice in maniera implicita il Capo della Polizia, Franco Gabrielli, già Prefetto di Roma e relatore del documento che ha portato Ostia ad essere commisariata per mafia. Il problema di Roma sono le periferie di Tor Sapienza, Tor Bella Monaca, Ponte di Nona e San Basilio: droga e occupazione abusiva di immobili.
Qui di seguito due video.
Il primo (martedì 10 Gennaio 2017) è la registrazione della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie, presso Palazzo San Macuto, che ha svolto l’audizione del capo della Polizia, Franco Gabrielli.
Il secondo (martedì 14 Febbraio 2017), sempre della stessa Commissione, è l'audizione delle forze dell'ordine di Ostia.






giovedì 26 gennaio 2017

MAFIA AD OSTIA: SI RIAPRONO LE INDAGINI SULL'OMICIDIO DI PAOLO FRAU?

15 anni di depistaggi e indagini incompiute, ferme in un equilibrio equivoco tra politica, imprenditoria e criminalità organizzata. Gli anni dello sviluppo di Ostia sono macchiati da un efferato omicidio di cui ancora oggi nulla si sa.

L'OMICIDIO
Venerdì 18 ottobre 2002, ore 16:00. In via Francesco Grenet 49 a Ostia suona l'antifurto di una BMW cabrio grigia. Paolo Frau, il proprietario, scende. Due uomini con casco integrale e giubbotto scuro lo chiamano per nome e con tre pallottole sparate in faccia, lo freddano. I due uomini scappano via in moto e nessuno saprà più nulla di questa esecuzione vecchio stampo.
Paolo Frau, 53 anni, ex luogotenente di "Renatino De Pedis", era uno dei pochi superstiti della Banda della Magliana ma da anni si era trasformato in un irreprensibile imprenditore. Ad Ostia gestiva il parcheggio del cinema multisala "Cineland" (inaugurato il 15 settembre 1999). Il PM Adriano Iasillo della Procura di Roma si stava occupando di Frau e di altri personaggi già noti in passato nel quadro di una vasta inchiesta su un grosso giro di droga. Le indagini, condotte in prima persona dal Capo della Squadra Mobile, (prima da Nicolò D'Angelo, oggi Questore di Roma, poi dal 2003 da Alberto Intini, oggi Questore di Firenze) esclusero da subito che l'omicidio potesse scaturire da una vecchia vendetta ma piuttosto da una vicenda più recente.
Furono aperti due rami di indagini, la prima della Polaria di Fiumicino su un traffico di cocaina proveniente da Brasile, Colombia e Costa Rica, la seconda della Squadra Mobile sul delitto. A un certo punto i due tronconi si unirono. Gli inquirenti misero le mani su un giro malavitoso da far spavento tanto che a gennaio del 2003 il Prefetto di Roma, Emilio Del Mese, dopo aver incontrato il presidente del XIII Municipio, Davide Bordoni, decise di dare vita a un nucleo di prevenzione anticrimine che avrebbe dovuto lavorare in stretta collaborazione con i baschi verdi della Finanza e i carabinieri presi in prestito dalla Capitale. Per misteriosi motivi, non se ne fece nulla.
Dopo quasi due anni di indagini, il 4 novembre 2004 scattò la misura cautelare della custodia in carcere per 28 persone a seguito dell'’operazione «Anco Marzio» voluta per azzerare la gang capeggiata da Emidio Salomone (l'’unico a sfuggire alla retata, poi rintracciato e arrestato in Danimarca dopo due mesi di latitanza). Salomone venne subito scarcerato per insufficienza di prove anche se, assieme a Frau e ad altri 4, era stato in un primo momento indagato per "delitto di cui all’art. 416 bis comma 1, 2, 3, 4, 5 e 6 C.P. per aver fatto parte di un’associazione di stampo mafioso". Forse si era arrivati a un passo per smascherare la mafia ad Ostia ma tutto finì come una bolla di sapone. Pochi anni dopo tre degli indagati, Emidio Salomone, Francesco Antonini, detto «sorcanera» e Giovanni Galleoni, detto «baficchio». vennero uccisi rispettivamente il 4 giugno del 2009 in via Cesare Maccari ad Acilia, e il 23 ottobre 2011 in via Antonio Forni ad Ostia. Da notare che il 12 settembre 2011 era stato dato l'annuncio dell'arresto del mandante dell'omicidio di Salomone.

IL CONTESTO DI OSTIA
Dal 1998 al 2001 Ostia era diventata un obiettivo importante per la criminalità organizzata per acquisire in modo diretto e indiretto la gestione di attività economiche, concessioni, appalti, per realizzare profitti ingiusti (sfruttamento di “video poker” illegali) e per commettere più delitti come usura, estorsioni e traffico illecito di sostanze stupefacenti. Qualche data può aiutare a capire lo sviluppo del quartiere marino di Roma.

- spiagge
Con il Decreto Legislativo n.112 de 31 marzo 1998, articolo 105, comma 2, lettera l), sono stati conferiti alle Regioni i poteri di rilascio delle concessioni di beni del demanio marittimo e di zone del mare territoriale, poi passati con successiva delega ai comuni un anno dopo (Decreto Legislativo n. 96 del 30 marzo 1999, articolo 42). Non desta quindi stupore che con Decreto Legislativo n. 491 del 3 dicembre 1999, venne istituito nel circondario del Tribunale di Roma (articolo 1, comma 8) "la sezione distaccata di Ostia, avente giurisdizione sul territorio della circoscrizione XIII del comune di Roma". Dunque ogni contenzioso dei balneari relativo alle concessioni divenne competenza del Tribunale di Ostia, perchè (come ogni 'normale' affitto) era quello di prossimità. Quello di Ostia è sempre stato un Tribunale monocratico (cioè che si caratterizza per la presenza di un solo
magistrato nella funzione decisoria) il cui dirigente è sempre stato il Dr. Massimo Moriconi fino alla chiusura del tribunale nel 2013.
- cinema multisala "Cineland", inaugurato il 15 settembre 1999
- porto di Ostia, inaugurato il 23 giugno 2001

In questo periodo avviene ad Ostia forse l'episodio più grave, l'incendio della pineta di Castel Fusano (4 luglio 2000). Viene persino preso il presunto colpevole, un napoletano 63enne giunto a Ostia con un solo scopo: azzerare la pineta. Le indagini vengono affidate alla DDA: le prove raccolte inchiodano Antonio D.M., di Caivano, e porterebbero agli ideatori di un progetto criminale più volte ipotizzato e mai dimostrato in un'’aula di giustizia. Una guerra di mafia combattuta per alimentare l'’industria della forestazione, degli appalti affidati agli enti locali, della speculazione edilizia nonché della macchina antincendio (prevenzione e vigilanza demandata a decine di gruppi e associazioni private). L'’inchiesta, però, finisce lì. Verrà ripresa l'’anno dopo quando un altro incendiario viene fermato con in tasca il denaro ricevuto per il «lavoretto». Da ricordare che da sempre Ostia è l'unico municipio (ex circoscrizione) ad avere competenze decentrate in materia di tutela dell'ambiente così come, sotto Alemanno, ad Ostia verranno decentrati nel 2011 i poteri amministrativi sulle concessioni balneari (non è un caso che gli appalti di Buzzi in Mafia Capitale siano rivolti sul litorale alla gestione delle spiagge e alle potature delle essenze arboree).

In conclusione davanti a uno scenario così inquietante e soprattutto con ancora in corso le indagini sull'omicidio Frau del 2002 (operazione «Anco Marzio» del 2004) è tutto da spiegare l'intento congiunto di rilanciare Ostia da parte delle giunte di centro sinistra rappresentate dal sindaco di Roma, Walter Veltroni, dal presidente della Provincia, Enrico Gasbarra, e dal presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, che proprio dentro "Cineland" organizzarono a luglio 2005 l'evento 'Lido di Roma al 2015', una serie di progetti ed interventi molti mai realizzati e poi confluiti nel progetto Waterfront di Alemanno.

LE INDAGINI E 'CINELAND'
Recenti indagini in corso potranno forse portare maggiore chiarezza, dopo quasi 15 anni, sull'omicidio di Paolo Frau e sulle conseguenti indagini.
Tutto parte dal nominativo dell'Ispettore Antonello Paone della Squadra Mobile che operò nelle indagini sull'omicidio di Paolo Frau, gestore del parcheggio del cinema multisala "Cineland" tramite una società intestata alla moglie di Frau.
Il cinema è sorto dove prima esisteva l'ex officna Breda ed è merito di Giuseppe Ciotoli, insieme con la famiglia Merluzzi, il recupero dell'area industriale. La proprietà di Cineland è ancora oggi, come allora, delle tre famiglie Ciotoli-Paone-Merluzzi (1). Giuseppe Ciotoli è lo zio dell'Ispettore Alessandro Paone, ha un figlio di nome Edoardo Ciotoli ed è anche proprietario del bar Sisto in Piazza Anco Marzio. "Il bar Sisto è noto perchè quando la Polaria di Fiumicino e la Mobile di Roma catturarono Pompei Vincenzo detto “Chicco” (uomo legato al clan Senese e arrestato a San Paolo del Brasile nell’operazione Valleverde), riuscirono ad individuarlo proprio mettendo sotto controllo il telefono privato del bar stesso. Lui infatti chiamava regolarmente Edoardo Ciotoli da San Paolo del Brasile, cosa che permise di intercettarlo e di andarlo a prendere".

Tali circostanze erano di certo note sia al capo della Squadra Mobile (Nicolò D'Angelo, poi sostituito da Alberto Intini) sia al dirigente della Sezione Criminalità Organizzata (nonché Vice Capo della Squadra Mobile), Bruno Failla. Uno dei due tronconi d'indagine, quello relativo alla provenienza di droga dal Sudamerica, produsse un'informativa che venne 'epurata' di circa 23 pagine dai dirigenti. Uno stralcio, a dire degli agenti che condussero le indagini, 'immotivato' e che spinse l'associazione ANIP Italia Sicura ad assisterli in un procedimento penale per mobbing (poi archiviato dalla Procura di Roma). Le indagini sul traffico di droga erano in particolare rivolte alla famiglia Triassi e poi estese all'interno dell'operazione «Anco Marzio».
Precisando che l'Ispettore Antonello Paone ha sempre dimostrato diligenza e comportamento corretto, rimane la questione dell'opportunità da parte dei dirigenti di affidargli indagini che in qualche modo riguardavano la sua famiglia. Infatti sembrerebbe che alcune intercettazioni anche ambientali richieste dagli investigatori della Polaria non siano mai state accolte dai dirigenti, bloccando di fatto i necessari approfondimenti che il contesto necessitava.
Se è ormai noto che l'ex-narcotrafficante Cleto di Maria era l'autista personale di Vito Triassi ed amico 'fraterno' di Mauro Balini, patròn del porto da sempre in quota al centro sinistra (dal sindaco Francesco Rutelli nel 1999 fino alle relazioni del 2013 con Francesco D'Ausilio, capogruppo PD capitolino sotto Marino) o che Enrico Gasbarra, amico di Giuseppe Ciotoli e fautore della candidatura di Andrea Tassone a presidente del Municipio X nel 2013 (eletto e poi arrestato per Mafia Capitale), qualche domanda viene da porsi.

Si poteva bloccare tutto prima?
Perché proprio in quel periodo le giunte di centro sinistra hanno voluto investire su Ostia nella certezza che fossero ancora presenti infiltrazioni mafiose, cosa provata dal recente commissariamento di Ostia per mafia?
Far morire le indagini su Paolo Frau e su quanto emerso nell'operazione «Anco Marzio» serviva per normalizzare il territorio in un equilibrio equivoco tra politica, imprenditoria e criminalità?

Tutto deve partire dall'origine per capire il percorso della mafia ad Ostia e l'omicidio di Paolo Frau non può essere, dopo 15 anni ancora un fatto sconosciuto.